Gelosia e tradimento: galeotta fu la chat

The case

La gelosia non porta mai nulla di buono, soprattutto quando, per aver prova di un tradimento, si utilizzano nome utente e password della moglie per accedere alla sua chat: la Cassazione condanna un marito per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico (Cassazione penale, sez. V, sentenza 29/01/2019 n° 2905).

According to the Lawyer sexologist

Agli inizi promesse di sincerità, condivisione, trasparenza. Niente è segreto, nemmeno gli accessi al profilo Facebook. Così la moglie concede al coniuge nome utente e password del proprio profilo. Poi la relazione si incrina e, di questi tempi si sa, cominciano le chat “alternative”. Bisogna fare molta attenzione, però. Perché, se il marito è geloso, prima o poi quei dati di accesso li userà contro di te.

È quel che è capitato a un uomo che, a suo dire, collegandosi al pc di casa dal cellulare causalmente ha scoperto una conversazione “sleale” della moglie.

Pensato e fatto: uno screen shot della conversazione, cambio della password, litigio con la donna, separazione con produzione in giudizio della foto che immortalava gelosia, tradimento e conversazione di quella chat galeotta..

Doveva sentirsi abbastanza tranquillo il marito sull’esito del giudizio con quella prova, secondo lui, legittimamente ottenuta, considerato che la moglie gliela aveva gentilmente offerta su un piatto d’argento. I giudici, però, non l’hanno pensata così: il fatto di avere legittimamente (in questo caso non è stato mai contestato che il marito le avesse avute in modo non lecito) le credenziali di qualcuno, non consente di farne un uso che vada contro la volontà del titolare stesso. Cosa che equivale a dire: anche se ti ho dato la possibilità di entrare nel mio profilo, non puoi leggere la mia chat privata. Un po’ come dire: anche se hai la chiave della cassetta delle lettere, non puoi leggere la mia posta.

Il marito, tra l’altro aveva compiuto anche il successivo errore di cambiare la password della moglie per impedirle di collegarsi nuovamente: la gelosia non è un buon sentire e fa compiere passi sbagliati. Giocata in altro modo, la partita avrebbe avuto esito diverso.

Quanto meno sarebbe terminata senza condanna penale e senza tutte le conseguenze, anche economiche, del caso.

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