L’educazione sessuale non è una cosa semplice

L’educazione sessuale non è una cosa semplice: e su questo nessuno, neanche il più preparato ed esperto professionista, potrebbe mai dire il contrario.
In Italia, tra l’altro, siamo ancora molto lontani da un approccio che riesca a conciliare i tanti aspetti in gioco: cos’è l’educazione sessuale, chi può farla, quando, come, per quale età, con quali contenuti, con quali valenze, con quali legami ideologici, morali, religiosi e tanto altro.
Le vicissitudini delle proposte di legge in materia vivono di tutte queste problematicità nonostante il dilagare di sexting, revenge porn, infezioni a trasmissione sessuale, gravidanze indesiderate, violenze di genere e omofobe, chat erotiche, pedopornografia ecc. e, sebbene urgente e non differibile, persino in tale contesto, l’educazione sessuale non è una cosa semplice. E anzi, più aumentano le problematiche adolescenziali, e non solo adolescenziali, in quest’ambito, più le cose si complicano e diventano difficili.
E così dobbiamo accontentarci e aspettare che la pubblicità, la famosa anima del commercio (e non certo la Pubblicità Progresso) offra, nell’intento di vendere, anche un messaggio se non educativo, almeno informativo.
C’è solo da ringraziare, perciò, la Durex per la sua produzione, oltre che di profilattici, anche di spot e slogan d’impatto comunicativo e contenuti meritori.
Oltre che accontentarci e aspettare, dobbiamo, però, anche sperare che il messaggio sia idoneo allo scopo (educativo). Cosa che non sempre accade.

L’ultima idea della Durex, la riedizione di opere d’arte famose utilizzando profilattici, idea astrattamente simpatica e ironicamente irriverente, è proprio quello che l’educazione sessuale, quella seria (con tanto di specifica formazione) mira ad evitare. È come incoraggiare i ragazzi a prendere confidenza con il profilattico invitandoli ad usare per gavettoni o scherzi simili (https://www.sessuologiagiuridica.it/2017/11/30/comportamenti-sessuali-prevenzione-hiv-prevenzione-vera-presunta/).
Qualsiasi connotazione voglia darsi a un percorso di educazione sessuale, ciò che deve ineludibilmente passare ai ragazzi è il concetto di intimità, la vicinanza fisica ed emotiva, l’importanza delle sensazioni, il rispetto del proprio e dell’altrui corpo.
Cosa difficile da realizzare se il messaggio che i ragazzi introitano non è quello di una “seconda pelle” da indossare nell’intimità per amore di se stessi e rispetto del partner, ma quello di un oggetto fittizio e dei suoi usi simpaticamente dissacranti: un ancoraggio mentale che inficia fortemente il raggiungimento dello scopo.
Ma d’altronde, si sa. L’educazione sessuale non è una cosa semplice.

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